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Un nucleare sicuro è possibile

1 Aprile 2011 alle 09:00

I tragici eventi del Giappone, l'esplosione di Fukushima, sembrano ormai dare per scontato quell'appuntamento elettorale che ci attende a giugno: il referendum sul nucleare. Io penso, da ecologista "eretico", che se non proponiamo le giuste tecnologie non avremo mai quel supporto nell'approvvigionamento di energia che gli impianti nucleari possono fornire. Un disastro nel tecnologico Giappone mette in crisi ancor più della svista di Chernobyl, attribuita ad un sistema viziato alla dittatura: inutile riproporre reattori di terza o quarta generazione per fare della nostra industria energetica una brutta copia francese. Inutile insistere con il pericolosissimo sodio ormai diffuso nei sistemi di raffreddamento, solo per suffragare le lobbies della manutenzione. Eppure, c'è un modo di contrastare quella vulgata antinucleare data per vincente e bramosa del confronto elettorale per marcare la sua capacità di mobilitazione: proporre non impianti colossali, magari autofertilizzanti, per fare i megalomani, ma una tecnologia intrinsecamente sicura. Si chiama PBMR ed esiste dai lontani anni '50, usa l'uranio o il torio racchiusi in sfere di grafite e carburo di silicio, senza sodio pronto ad esplodere: le sfere sono refrattarie, non possono essere fuse, ed in compenso trattengono la gran parte delle radiazioni, oltre a poter essere smaltite con comodità. I rischi di esplosione sono ridotti: la documentazione a riguardo è ampia. Uno svantaggio può essere la minore produttività, ma non è niente rispetto alla sicurezza offerta, alla possibilità di costruire impianti più piccoli e diffusi. Invito il fronte dei nuclearisti ad una promozione di tale tipo di reattore, senza sottomettersi agli interessi lobbistici: sarebbe una giusta azione civica per una corretta informazione, oltre i luoghi comuni e le faziosità politiche. Il nucleare sicuro è possibile, se solo si sceglie la giusta tecnologia e non la si tiene chiusa in un cassetto.

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