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Non confondiamo le carte in tavola

1 Aprile 2011 alle 18:17

Ho l’impressione che il cancan scatenato a Montecitorio – ministri che snobbano lo speaker, rizelatissimo per la mancanza di rispetto dovuta all’Istituzione (la terza carica dello Stato), aula tumultuante sobillata dai sinistri che invocano il rispetto delle Istituzioni, il solito Di Pietro che ghigna il suo sdegno per il “vaffa” di La Russa rivolto al suo ex sodale che presiede la Camera, Franceschini con le convulsioni assistito da Bersani e D’Alema sempre più audaci nell’imporre la morale di cui son figli, Alfano che non è riuscito a votare in tempi brevi e lancia il suo tesserino “oltre la siepe”, deputati che s’insultano reciprocamente – minacciosi e sdegnati – tutte queste concomitanze sono il pretesto che legittimano il richiamo del Colle a una democrazia più rispettosa delle Istituzioni che dia ai cittadini la certezza che il fattaccio sia solo l’impazzimento di un momento e non la degenerazione istituzionale che conculca la legittimità democratica. Eppre Napolitano era in Parlamento quando Togliatti voleva prendere a calci nel kulo De Gasperi e, Meuccio Ruini (presidente del Senato), fu portato a braccia, svenuto, fuori dal Senato perché colpito da un tomo (o una tavoletta) lanciatogli contro dai banchi comunisti. La defezione dell’attuale speaker di Montecitorio, confortato da dissidenti, residui dell’antico partito “neofascista”, ha minato la tenuta della maggioranza e, il governo Berlusconi, viaggia parlamentarmente, sul filo del rasoio. Fini, incurante delle accuse che lo fanno il primo presidente di Montecitorio capo di un partito e contemporaneamente presidente della Camera, fa l'arrogante. Il ministro La Russa esplode, ribellandosi al suo ex camerata e leader che oggi lo provoca richiamandolo, con l’arroganza del primo della classe, a comportamenti meno plateali. Diamo a Ignazio quello che è di Ignazio, e a Giorgio quello che è di Giorgio ma, per l’amor di Dio, non confondiamo ‘o stipo pe’ ddon Rafele.

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