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L'Eneide eterna

1 Aprile 2011 alle 10:30

Se mille avventurieri hanno unito l'Italia, cosa potranno fare i milioni di invasori equamente suddivisi fra le nostre regioni? I festeggiamenti per il 150° dell'unità rischiano di rovesciarsi in laudatio funebris di un aborto politico, la guerra portata al colonnello Gheddafi ha aperto le cateratte della disperazione apolide che come l'Eneide avrebbe dovuto insegnarci si volge immediatamente in ricerca d'una sponda amena da civilizzare, Enea e i troiani trovarono su quella indicata loro dagli dei la dura resistenza militare di Turno e dei latini mentre oggi gli africani per sfondare i portali di civiltà si avvalgono dell'ideologia dell'accoglienza che, privata della sua sostanza cristiana e ridotta ad assioma civile, acceca le menti degli europei e li disarma contro ogni silente invasore. Berlusconi potrà anche svuotare Lampedusa ma non può travasare il mare con un secchiello...e per metterlo poi dove? Ogni mare se interamente travasato ricrea se stesso. Il problema è che alla presente guerra libica potrebbe seguire una futura guerra italica dovuta all'incompatibilità fra invasori e invasi, Enea e Turno si diedero guerra mortale eppure i loro pantheon erano reciprocamente traducibili, cosa accadrà allora quando finalmente ci accorgeremo che il pantheon islamico e quello cristiano sono politicamente oltre che teologicamente incompatibili e che l'unica dinamica concepibile fra i due è data in termini di conversione? Nessun esito bellico è certo, l’indeterminazione è sovrana sui campi di battaglia quindi è possibile che laddove Alì Pascià ha fallito a Lepanto ora Gheddafi abbia successo a Lampedusa, allora infatti fu formata una Lega Santa contro il nemico mentre oggi l’Europa profana le sue stesse cose sante meritandosi così forse di precipitare nell’abisso dell’empietà e della schiavitù.

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