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Il caso De Mattei

31 Marzo 2011 alle 10:30

Il concetto di giusta retribuzione è estraneo al cattolicesimo. Vero che per alcuni gruppi riformati (sono più di 200) la ricchezza e la disgrazia sono equiparate al volere divino e che ad esempio per lo shintoismo, il lavoro e la ricchezza, sono un dono degli dei, nell’Induismo vige la legge del Karma, tuttavia per l’occidente cristiano-cattolico questa prospettiva non esiste. In alcuni scritti biblici, a noi vicini, come il libro di Giobbe, il diavolo, l’autore delle disgrazie, è inviato direttamente da Dio e Giobbe se ne lamenta. Nei Vangeli Gesù a chi gli domanda se erano peccatori i diciotto uccisi dal crollo della torre di Siloe, risponde “credete che quelli fossero più peccatori degli abitanti di Gerusalemme?” e li invita alla metanoia. Insomma allontana dai discepoli l’idea del castigo voluto da Dio. Nella parabola del nato cieco i discepoli domandano” Signore chi ha peccato lui o i suoi genitori?”, e Gesù risponde, “né lui né i suoi genitori...”. Anche in questo caso Cristo allontana l’idea della retribuzione, creduta dai farisei. Quando vediamo un bimbo affetto da malformazioni congenite tutti restiamo contriti e ci domandiamo: perché lui sì e mia figlia no? Non c’è risposta. Attribuire a Dio la morte di migliaia di persone, così come immaginare per loro un castigo o la salvezza è insensato. Siamo noi che ritenendoci simili a Dio attribuiamo a Dio ciò che non è dato capire.

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