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Contrordine: la democrazia si importa. Con gli immigrati.

30 Marzo 2011 alle 15:30

Chi ancora ironizza sulla genuinità democratica degli USA di Bush facendosi beffe della sola idea di dovere (e potere) esportare princìpi e diritti fondamentali di convivenza anche nei luoghi del petrolio, delle palme e dei datteri, solo qualche decennio prima era ancora, invece, in prima fila a fare il marketing delle “democrazie popolari” ovunque nel mondo: quelle si, molto facilmente esportabili, come settant’anni e più di comunismo planetario hanno tragicamente dimostrato. Non contenti, costoro vogliono oggi ancora insegnare la democrazia a qualcuno. E siccome nessuno (giustamente) li prende più veramente sul serio, se non nei salotti e nei talk show, stanno ben pensando di procurarsi nuova ed adeguata platea da rieducare: milioni di immigrati (30, 40, boh?) da accogliere graziosamente ed evangelicamente (alla Ginzberg, per intenderci). Ed una nuova strategia: la nuova democrazia si importa [visto che] quella che volevano esportare è caduta con il Muro, anni fa.

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