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La guerra demografica

29 Marzo 2011 alle 08:00

I tempi di questo passaggio non saranno brevi, ma come la storia insegna a tutti, molto lunghi e fatti di un passo avanti e due indietro. La bomba demografica nord africana, africana, medio-orientale e asiatica aumenterà la pressione migratoria sulle nostre coste e frontiere, anziché diminuirla, poiché i dittatori riescono con le buone o le cattive a contenere i flussi. Le democrazie meno. L’impatto immigrazione in Italia è fonte di tensioni da sempre, e ancora oggi D’Alema parla come se il problema fossero i quindici mila arrivati senza porsi il problema delle moltitudini che verranno dopo. Fra i miei amici e conoscenti che votano Pd, non conosco nessuno che di fronte alla minaccia d’invasione da sud non reagisce esattamente come un leghista o un Pidiellino. La parola d’ordine è: blocchiamoli. Malta spara così come la Spagna. Mi sembra poco civile e spero non si arrivi a tanto. E’ sensato invocare una politica comune con Bruxelles, solo che l’Europa politica non esiste, tant’è che in ogni crisi internazionale agisce in modo frammentario e diviso. L’Italia, molto esposta a questa minaccia di disperati, che continuerebbero ad esserlo anche da noi, deve bloccare le frontiere per decreto e fermare in acque internazionali i barconi della speranza, riportandoli, senza sparare, e con un minimo d’assistenza verso le coste da dove sono venuti. Viceversa la situazione nella nazione sarà ingestibile per qualunque governo. Portare aiuti, industrie o quello che si vuole, laddove esistono situazioni d’esplosione demografica è una necessità per noi e una possibilità per loro. L’unica azione sensata, concreta, non demagogica, se vogliamo evitare (oggi) situazioni insostenibili.

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