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De Siervo, ancora lui

29 Marzo 2011 alle 10:10

Peggio che per la serie "a volte tornano". De Siervo, il cosidetto presidente delle Corte Costituzionale, nel più totale spregio delle sue funzioni, della costituzione e delle regole fondamentali di un paese nel quale si vorrebbe separazione, equilibrio tra poteri e sovranità popolare, meno comicamente delle altre, oramai numerose e risibili, invettive da lui pronunciate contro il governo, questa volta censura direttamente la potestà legislativa dell'intero Parlamento, esprimendo giudizi lesivi di un organo costituzionale espressione diretta, a differenza di quanto è lui, della sovranità popolare. Esprimere da parte di uno che riveste la sua funzione, sia pure indegnamente come lui, giudizi sulla bontà, qualità, numero e fattura delle leggi emanate dal Parlamento è un fatto di gravità assoluta. Al punto che dovrebbe lasciare basiti il solo fatto che, pur in assenza di specifiche norme, non venga coralmente invitato da tutti, presidente della repubblica, forze politiche, magistratura, membri della corte stessa (per loro dovere, non per opportunità), a dimettersi e lasciare, più velocemente possibile, il disturbo. E' pur vero, come ricordavo prima, che la costituzione, negli articoli dal 134 al 137, peraltro dimostrando con evidenza di essere tutt'altro che perfetta, non prevede strumenti specifici. Eppure questo gravissimo e inusitato caso può e dovrebbe essere risolto con la cacciata di De Siervo sempre che, beninteso, si voglia restare un paese governato dal voto popolare e dalla sua incensurabile sovranità. Infatti, faccio un'ipotesi di scuola, verrebbe trovata sicuramente una via per risolvere il caso, per dire, di un altissimo magistrato con altissime responsabilità che mostrasse con amplissima evidenza di essere gravemente squilibrato o affetto da gravi patologie della mente quali, sempre per esempio, manie di grandezza.

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