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Messa in prova o come prova?

23 Marzo 2011 alle 20:15

Il 20 febbraio tutti i media, persino "Avvenire" e "Famiglia Cristiana", hanno battuto sulla notizia: "Bulli condannati alla Messa domenicale". Con quello cui ci hanno abituato i magistrati, non ci credi? E non ti scandalizzi (per non usare un'espressione volgare)? E qualcuno non ci costruisce un editoriale per approvare un comportamento benemerito di uno Stato laico? ("La laicità non impedisce, anzi, allo Stato di favorire il fenomeno religioso che è presente nel corpo sociale, nello Stato comunità appunto, anche per la sua funzione educativa a valori etici che favoriscono la pacifica convivenza e il bene comune"). Bene, ma su "Famiglia Cristiana" n° 12 datata 20 marzo, in edicola già il 17, ho scoperto una colonnina dal titolo "La precisazione del parroco", il quale con un certo sarcasmo (che non tiene conto delle performance dei nostri giudici), rimprovera i media e, quindi, anche Famiglia Cristiana, di aver trasformato "messa in prova per un anno" in "Messa per un anno come prova". Rimprovero teoricamente giusto: "L'incredibilità di una notizia simile avrebbe dovuto consigliare una più attenta valutazione dei fatti". Buona accademia, ma avulsa dalla realtà! Don Antonio Sciortino, l'impegnato direttore che non perde occasione per bacchettare le posizioni non cristiane dei nostri governanti, magari astraendo dalla realtà, l'ha pubblicata, ma si è guardato bene dal chiedere scusa: non sempre concordo, ma in questo sono con lui (anche se non ha speso una parola).

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