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Si può rinviare il referendum sul nucleare?

22 Marzo 2011 alle 12:00

Anche se da domani per miracolo tecnico la centrale giapponese fosse spenta, e per miracolo politico fosse tacitata la polemica italiana in proposito, ormai l’effetto psicologico è pienamente operativo; e dunque del tutto scontato il risultato referendario. L’auspicio dell’Elefantino, un accordo bipartisan che rinvii il referendum oltre il limite di legge, mi pare impraticabile in quanto bipartisan; mi chiedo allora se, per evitare la definitiva cancellazione del programma nucleare per spinte emozionali identiche a quelle del 1986, sia possibile al governo far cadere il referendum attraverso il parlamento, mediante cancellazione o acconcia modifica della legge istitutiva del programma stesso; e durante una “moratoria” di 12 mesi affidare a un comitato scientifico la redazione di una raccolta dei dati disponibili circa sicurezza e costi del nucleare, confrontato con le altre fonti di energia. Al comitato non dovrebbe essere richiesta una conclusione positiva o negativa, che di certo non sarebbe unitaria: un nuovo passaggio parlamentare e un conseguente nuovo referendum, ma con la possibilità di accedere a una corretta informazione, lascerebbe la decisione ultima e diretta al popolo sovrano. E se la decisione “informata” sarà negativa, bene, l'italica maggioranza ha il diritto di preferire il sopore di un dolce declino alle tensioni di uno sviluppo economico.

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