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Il momento cazzulliano

18 Marzo 2011 alle 09:30

Trascorso il momento cazzulliano, come la festa nazionale celebrativa dell’Unità solo per il corrente anno, sarà importante sviluppare riflessioni e analisi del bel libro del cardinale emerito di Bologna Biffi, uno dei pochi ad avere compreso il senso del Risorgimento e anche i reali problemi dell’”identità italiana”, non riducibili alla repubblica fondata sulla guerra civile o alle difficoltà italiche con la “modernità”, altra parola scivolosa. Biffi ha capito che il Risorgimento è la fine dell’Ancien Régime in Italia, non certo come fine del potere temporale dei Papi, ma di una vocazione reale italiana, una vocazione universalistica, che aveva dato molto all’Europa e al mondo, viene rovesciata dalla Rivoluzione francese. E’ l’inizio di un nuovo ciclo di storia tumultuoso, di rivoluzioni, guerre, grandi cambiamenti di ogni genere, qualcosa di frenetico, ancora in corso. Giustamente Biffi ricorda come l’Italia sia un’antica nazione e proprio i viaggiatori stranieri in Italia erano consapevoli della nazione italiana, anche se non unita politicamente in una sola entità statuale. Non solo San Pietroburgo è costruita da architetti italiani, ma anche Londra cambia volto nel ‘600 con Inigo Jones, il Vitruvio britannico. E non solo per il bello che si ricorre all’Italia: fino al 1688, data forse più importante del 1789, gli studenti inglesi venivano a studiare medicina all’università di Padova e questo la dice lunga anche sulle presunte carenze scientifiche italiane provocate dal cattolicesimo. Insomma, il momento cazzulliano, offre l’occasione per un nuovo orgoglio italiano, un orgoglio molto più antico e sostanzioso dei sentimenti conflittuali per questi ultimi 150 anni italiani.

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