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Il nuovo pellegrino apostolico

16 Marzo 2011 alle 17:00

Il 150° dell'Unità d'Italia coincide approssimativamente con l'uguale ricorrenza del "non expedit". Per più di cinquanta anni i cattolici sono stati -secondo il sacro magistero - distolti dalla partecipazione politica e dal prestare giuramento alle istituzioni del nuovo Stato: "La scelta [politica] non è libera, perché le passioni politiche oppongono troppi e potenti ostacoli. E fosse anche libera, resterebbe un ostacolo anche maggiore da superarsi, quello del giuramento che ciascuno è obbligato a prestare senza alcuna restrizione. Questo giuramento, notate bene, dovrebbe prestarsi a Roma, qui nella capitale del cattolicesimo, qui sotto gli occhi del Vicario di Gesù Cristo… si deve giurare di sancire lo spoglio della Chiesa, i sacrilegi commessi, l’insegnamento anticattolico.... “. Così Pio IX, un papa santo della chiesa, ammoniva i cattolici italiani. Dopo un secolo e mezzo non solo con Sturzo e la Dc i cattolici sono stati protagonisti della storia d'Italia, ma alle cerimonie del centenario il Card. Bertone parteciperà come vicario del vicario di Cristo, cosicché "Roma capta antiquum victorem cepit". Napoleone costrinse Pio VII a farsi pellegrino apostolico per l'incoronazione dell'imperatore, ma che Napolitano sia riuscito là dove i padri fondatori della patria fallirono è un segno della decadenza generale anche nel magistero politico della Chiesa. Il relativismo morale è un corollario di quello politico, l'attività pratica si svolge nel tempo e deve necessariamente essere relativa, ma la chiesa parla dell'eternità nel tempo, e se non ci sono punti fermi si rischia il disorientamento generale. Il liberalismo, la massoneria, il comunismo e tutti i movimenti storici stigmatizzati con una scomunica hanno perduto il veleno della loro dottrina nella coscienza dei fedeli, chi ci assicura nel futuro? E' questa la profezia biblica del serpente che insidia il calcagno della donna, cioè la vita della chiesa nel tempo?

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