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Legge contra personam

15 Marzo 2011 alle 17:30

L'impianto della riforma Alfano è improntato a principi di buon senso e civiltà, ben degni della Patria del diritto e di Cesare Beccaria. L'equiparazione tra Accusa e Difesa di fronte alla funzione giudicante è il portato di una logica comune a tutti i Paesi civili. I pm italiani, se non ferratissimi nel diritto comparato, dovrebbero almeno ricordare o rivedere la celeberrima serie americana "Perry Mason ", prima di indignarsi. E ancora, l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione, anch'essa prevista da sempre negli Stati Uniti, afferma il fondamentale principio giuridico che una condanna deve essere comminata sulla base di prove al di là di ogni ragionevole dubbio. Non sono dunque due sentenze di segno opposto un ragionevole dubbio in se medesime? E' giusto quindi che un ' assoluzione sia inappellabile e che una condanna in primo grado riformata in appello lo sia altrettanto. L'orrore giuridico è un' assoluzione in primo grado riformata in condanna in Appello! Fate salve ovviamente le eccezioni di forma e non di merito che dovrebbero restare prerogativa della Cassazione. Questi mi sembrano due aspetti cardine della riforma che nessuna persona in buona fede dovrebbe disconoscere. Quella che mi sembra invece una contraddizione in termini è la norma transitoria che impedirebbe l'applicazione ai processi in corso della parte sulla prescrizione e non ho ben capito se anche dell'inappellabilità. Una vera legge contra personam (Berlusconi) che diverrebbe ipso facto contra personas per i tantissimi imputati che verrebbero ingiustamente esclusi dal sacrosanto diritto di essere giudicati secondo la Legge, che fino a prova contraria è quella vigente, non quella abrogata.

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