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Cavaliere, siamo sicuri che la scuola pubblica è uno schifo?

12 Marzo 2011 alle 08:00

Se la scuola pubblica non va, il capo dell’amministrazione pubblica ha il potere ed il dovere di studiare un sistema per farla andare anziché lamentarsi e accampare scuse puerili che più che giustificarlo lo condannano. Berlusconi si è presentato come uomo della modernizzazione e dopo un ventennio da dominatore non c’è un settore della pubblica amministrazione che abbia fatto registrare un progresso apprezzabile. Un ventennio in cui non ha fatto altro che promettere, disattendere le promesse e scaricare sugli altri la responsabilità dei propri fallimenti. In cambio di questo nulla, gli è stato anticipato un credito illimitato avallato da una pubblicistica che non ha avuto scrupoli nel manipolare fatti, logica, morale pur di sostenere le tesi più ardite: che il conflitto di interessi è irrilevante; che basti la qualifica di privato per rendere compatibili con la funzione di premier condotte e frequentazioni che chiunque rimprovererebbe al proprio genitore, coniuge, figlio; che concetti come il decoro delle istituzioni, l’etica pubblica, la dignità di una carica rappresentativa siano una moneta priva di corso legale la cui circolazione nella vita reale è prerogativa di poveri ingenui o sordidi perbenisti; che la morale è la perversione dei moralisti. Una iniezione di cinismo di cui l’Italia di Machiavelli, l’Italia delle raccomandazioni delle furberie e dei “ci ho famiglia” non aveva certo bisogno, con un’aggravante: nessun risultato ottenuto, nessun supremo fine raggiunto che abbia sanato l’impiego di mezzi tanto sospetti. Un terzo degli italiani oggi non è di destra o di sinistra ma Berlusconiana, ed è ragionevole supporre che si sia in gran parte formato in una scuola pubblica. Fossi in Lei Cavaliere non andrei troppo in giro a lamentarmi che la scuola pubblica fa schifo.

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