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Il nemico della crescita

7 Marzo 2011 alle 15:00

Si resta scioccati quando scopriamo (leggiamo) che il nostro “Quintino Tremonti” è la metamorfosi in fieri del Visco adulto, morfologicamente incompleto, che rifiuta di farsi vampiro delle scarselle italiche malignamente svuotate dal Visco che lasciò di sé pedata dolorosa. Quello che non si capisce e che appunto genera l’equivoco, è perché mai il “Quintino Tremonti” si rifiuti di consentire all’Itala gente quella prosperità che solo una tassazione espoliatrice sarebbe in grado di garantire all’economia in stagflazione (per esempio Giappone per un decennio): così si auspicherebbe da parte della sinistra economicistica. Saremmo di fronte a un paradosso che farebbe di “Quintino Tremonti” l’ossimoro retorico di Quintino Sella, severo timoniere del Tesoro italico ai tempi del presidente del Consiglio Giovanni Lanza. Quintino Sella è passato alla storia Patria per la sua politica di bilancio (“Economia fino all’osso”), mentre il nostro “Quintino Tremonti” passa al dileggio come colui che rifiuta agli itali ingegni un prosperoso avvenire. Sarà forse una licenza poetica, forse, ma a me, questo Tremonti nemico dello spreco e ostinato difensore dell’etimologia corretta (oikonomìa) dell’attività economica e dei rapporti tra uomini, suona leggermente farisaico: ci si ostina a considerarlo un mezzo ragioniere i cui compiti vanno ben al di là della "volgare" partita doppia.

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