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No election day

6 Marzo 2011 alle 11:00

Il ministro degli Interni Maroni ha dato la notizia ufficiale che le elezioni amministrative di maggio 2011 verranno scisse dai referendum di giugno. Pertanto, no election day. Sono già sorte le prime ed inesorabili polemiche a prescindere da parte dell'opposizione che sostiene che questa scelta sia l'espressione di un totale spreco di denaro pubblico. Bisognerebbe parlare di sprechi se realmente si avesse il giusto senso di responsabilità nell'affrontare tale problematica. Si potrebbe anche dialogare con la sinistra se operasse una politica trasparente e portata a ricercare il benessere dei cittadini e non ad accontentare il proprio tornaconto personale fatto di potere. Il Governo Berlusconi sarebbe il governo ottimale per qualunque Paese fondato su buoni propositi di sviluppo che occorre ottenere anche con qualche sacrificio da parte di tutti. Ma sono troppi i bastoni tra le ruote che vengono posti per poter attivare una macchina che ingrani sempre meglio. Occorre rendersi conto che la richiesta dell'election day significherebbe affrontare elezioni amministrative insieme con ben quattro referendum di una portata fondamentale per il Paese: si voterà per il tanto atteso ritorno al nucleare, per la privatizzazione dell'acqua (due referendum) e per il legittimo impedimento. Normalmente possiamo notare come l'appuntamento del voto italiano sia problematico per l'intera popolazione che spesso non riesce a districarsi nei meandri delle schede elettorali. Proviamo ad immaginare se tali elezioni fossero accavallate da dei referendum fatti di tante domande ed altre schede. Sarebbe un vero delirio, si rischierebbero errori indelebili o un non raggiungimento del quorum causa stanchezza da parte della gente. La verità è che dobbiamo usare molta ragionevolezza e discernere quali siano i problemi veri per cui battersi realmente.

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