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"No election day è uno spreco"

5 Marzo 2011 alle 16:00

Quando Prodi (15 giugno 1997) rifiutò l’ELECTION DAY in un’analoga circostanza, non fu uno spreco? Conveniva alle sinistre non favorire le richieste dei pannelliani e tutti gli argomenti economicistici, parsimoniosi, che reggevano la proposta restarono inascoltati senza tanti sbraitamenti. Oggi, a ruoli invertiti, sono le sinistre a pretendere l’ELECTION DAY e starnazzano indignati per la richiesta negata. Che siano ai verbi difettivi appare evidente, vorrebbero almeno vincere un referendum per darsi una boccata d’ossigeno che li tenga in vita procrastinando la morte a tempi peggiori. Aspirazione legittima ma assolutamente campata in aria. Il referendum è uno strumento legislativo completamente affidato alla volontà popolare, ma la volontà per essere legittimata ha bisogno del quorum dei partecipanti: 50%+1. (Art.75 Costituzione). Favorire con l’ELECTION DAY il concentramento elettorale fra amministrative e referendum, sarebbe un artificio burocratico che inficerebbe alle radici l’espressione genuina della volontà popolare. Per legittimare il referendum, l’elettore, deve appositamente recarsi al seggio e lì manifestare la sua volontà votando la scheda referendaria. Astenersi dal voto è una componente volitiva che appartiene alla libera espressione del cittadino democratico. Se non vota e fa mancare il quorum, è come se avesse negato la necessità del quesito stesso e restituisce al Parlamento la legittimità legislativa. Non è corretto, con artificio, supplire a questa volontà approfittando della presenza del cittadino nel seggio elettorale per altre incombenze democratiche, e carpirgli il quorum che è parte determinante del referendum: piaccia o non piaccia ai blateratori della sinistra agonizzante.

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