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Piccolo contributo alla soluzione finale

4 Marzo 2011 alle 20:00

Il 3 marzo ho trovato su "Avvenire" un intervento di Carlo Casini (un peso massimo da non confondere col peso mosca Pierferdi) nel quale afferma che "In realtà l’art. 32 della Costituzione attribuisce all’individuo il diritto alla salute, non alla morte o alla non cura". Io avevo pensato (tanto tempo fa) che il rifiuto di qualche terapia potesse essere accettabile solo in presenza di altre idonee alla cura, stante l'inalienabilità del bene salute. Questo perché l'interesse alla buona salute del singolo è ricompreso nell'interesse superiore della società alla buona salute dei suoi membri (i singoli). Ma qualche pagina prima avevo apprezzato ancor più l'intervento di Michele Aramini, il quale si era soffermato sull'art. 2278 del Catechismo, spesso richiamato non solo da fedeli, ma anche da laici e laicisti. Da tale articolo si pretende portare acqua cattolica al mulino eutanasico. Quanto è importante, certe volte, il contributo di quella setta che droga tanti spiriti deboli. Egli afferma che per costoro "il rifiuto delle terapie ormai inutili dovrebbe comprendere anche la rinuncia a ogni tipo di cura e a ogni sostegno vitale di acqua e cibo. Ma come è facile comprendere, in tal modo si realizzerebbe non tanto una cessazione delle terapie inutili ma una messa a morte della persona malata". Però io mi chiedo: se si ritiene giusto tale soluzione, non ci sono mezzi più appropriati per raggiungere lo scopo? Per esempio togliendo aria (a questo punto da qualificare terapia anch'essa), si raggiungerebbe lo scopo di liberare il poveretto della sua vita indegna in pochi secondi, invece che in giorni. Ma perché non ricorrere ad una iniezione letale, ad azione immediata e che non produce sofferenza? Ormai mezzo abbondantemente collaudato in tutti i tempi e in tutto il mondo!

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