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Mandiamo De Amicis su Rai educational e google

4 Marzo 2011 alle 14:00

Non vorrei fare il bastian contrario, ma è proprio la concezione di scuola pubblica a essere ostacolo alla conoscenza e a produrre ideologia. La scuola pubblica, statale, è ottocentesca e viene organizzata in tal modo ( pensiamo all’insegnamento della storia e delle materie umanistiche) per avere buoni patrioti, buoni fascisti, buoni compagni, buoni democratici. Come osserva Roberto Bellia, nessun maestro caro a De Amicis potrebbe ottenere oggi i risultati che tale scuola si prefiggeva, perché i ragazzi hanno innumerevoli altre tentazioni informatiche e televisive. Diversamente da Roberto Biella non le chiamerei “tentazioni”, ma fonti diverse di informazione culturale. Perché non usare la Rai per l’informazione storica, per esempio? Non è la Rai un ente pubblico? La stessa conoscenza di Dante o Manzoni non potrebbe essere fornita da adeguati canali educativi della Rai? Perché non usare il tempo impiegato per le materie umanistiche per la matematica, lingue, economia, geografia, materie tecniche? Non bastano bravi insegnanti, occorrono programmi diversi e materie diverse. In fondo la lezioni di Benigni a Sanremo non è stata più produttiva di migliaia di maestri deamicisiani mobilitati a fare imparare a memoria l’inno ai ragazzi? Così, non credete che un canale televisivo letterario, con ottimi attori di teatro che recitassero Dante, Petrarca, Manzoni e Leopardi otterrebbero risultati maggiori delle Littizzetto della bruttissima fiction Rai Fuoriclasse. Non ricordate la parole del Cav. sulle tre “i” (inglese, impresa, informatica) che tanto fecero arrabbiare la sinistra? Viviamo in tempi nei quali il telefonino con google è diventato il nostro archivio immediato. Se voglio sapere chi è la persona che parla a un convegno, clicco su google sul cellulare e ho di fronte a me vita e miracoli del relatore di turno.

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