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Il teorema di incompletezza giuridica

3 Marzo 2011 alle 19:30

Ci vorrebbe un Goedel per i magistrati, che spieghi loro che all'interno di un sistema complesso ogni verifica logica oscilla tra tautologia e contraddizione. La tautologia giuridica ritorna sul diktat del principe, che ha valore di legge. Un magistrato non può trascinare di fronte al tribunale della legge un principe, perché egli è nello stesso tempo suddito e legislatore, ambiguità irresolubile dai magistrati che sono soggetti solo alla legge senza essere legislatori. Allora chi è il giudice naturale di un principe? Solo un altro principe, ma questo giudizio tra potenti è la guerra, quello che un tempo si chiamava giudizio di Dio, che assolve il vincitore. I padri costituenti avevano cercato di risolvere il conflitto logico decretando l'autonomia dei poteri, un privilegio di frontiera fragilissima, per eliminare il conflitto tra lex rata e lex rogata; ogni autonomia tende a costituirsi in potere legiferante, ognuno alza le barricate in difesa del proprio dominio, il principato democratico confligge con quello istituzionale, due forze si trovano a confronto: quella dinamica dell'azione e quella potenziale della reazione (in questi caso la magistratura), così ne deriva una lotta tra gli dèi dell'una e dell'altra parte; sugli spalti delle istituzioni si sta da spettatori della rovina collettiva, la neutralità armata è l'espediente sperimentato per inneggiare domani ai vincitori di oggi.

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