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Facciamolo finita con una scuola sovietizzata

2 Marzo 2011 alle 14:30

Non mi interessa la reazione che potrebbe nascere da questo modo di parlare della scuola;conosco in anticipo che gli insegnanti hanno la loro ideologia antipedagogica che non può avere risorse didattico-operative per promuovere la libertà critica dell'alunno. L'esito degli apprendimenti che servono a formare la personalità è effimero e senza collegamento con l'operatività; ma l'indottrinamento ideologico eternamente antisistema e antifascista (!) è il solo prodotto che esce dalla fabbrica degli arroganti e saccenti insegnanti. La manipolazione delle coscienze è facile da parte di chi sta in una posizione "up" su chi ancora non padroneggia la lingua. A soggetti ancora in fase evolutiva si offrono problematiche di ambigua definizione, progetti che inorgogliscono gli insegnanti; questo sarebbe concepibile se gli studenti possedessero strumentazioni di base. Da ex dirigente scolastico ho provato molta sofferenza dover subire la scuola dei progetti ambiziosi che vengono fatti scivolare sulle teste di alunni. La pretesa di collegare la scuola al territorio è il culmine di una ipocrisia. Il territorio dell'educazione non è quello materiale, ma quello dei valori e della crescita delle conoscenze più ampie. Prova ad opporti al dogma in auge! Nessun insegnante serio e cosciente crede che si impari solo coltivando uno scarno e semplificato ambiente di ricerca. Ma nessuno si oppone anche per il prevalere delle decisioni degli organi collegiali sulla propria libertà di insegnamento. Berlusconi e la Gelmini dovrebbero colpire il centro propulsore del degrado: gli Organi Collegiali, ossia quella gestione sovietizzata dell'educazione che è un centro del proselitismo politico-ideologico per contenuti inutili per la vita, ma utili agli interessi di chi vuole gli insegnanti e gli studenti arruolati nelle lotte politiche della sinistra.

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