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Meglio perdere che straperdere

27 Febbraio 2011 alle 08:00

Se arrivassero, le dimissioni, sarebbero il primo gesto di spessore che il presidemte Gianfranco Fini dispensa nel panorama politico italiano. Panorama politico che lui, in primis, ha contribuito ad avvelenare. Prima con una scissione ai limiti del risibile millantando sue chimeriche espulsioni dal partito (dove? come? quando?), poi con un'intemerata mozione di sfiducia d'impatto apolcalittico, per i detrattori del premier. Gli esiti di quella mozione rappresentano il successo più limpido di Berlusconi, quasi uno sberleffo ai tanti soloni nostrani. Orbene dovendo giudicare la nascita di un nuovo soggetto politico italiano e suggellando il nome la sua architrave d'azione, saremmo tentati dalla freddura: Futuro e Libertà, di futuro nemmeno un grammo, il leader nasce già sconfitto; di libertà, quale? Quella dei Bocchino e dei Granata? Caro Presidente (della Camera), si rassegni, l'avversario è superiore, saluti quello scranno e con saggezza segua il vecchio adagio: meglio perdere che straperdere.

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