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Prelibatezze di giornata

25 Febbraio 2011 alle 20:00

E accendi quella cazzo di stufa, ho ripetuto per la terza volta al partigiano Fosco, un atermico che se ne fotteva delle stalattiti di ghiaccio messe a festone tutt’intorno alla stalla. Eccoci dunque di nuovo in montagna. Il Mossad se ne farà una ragione. Aveva molto insistito perché andassimo a Gerusalemme: “Energumeno? Vostro. Voi pensare lui”. E noi a difendere il poveretto: “Non è cattivo, Eco, è soltanto nervoso, non dorme”. “No dorme? Perché no dorme?”. “Legge Kant”. “No conta pecore?”. “S’è ingrippato sulla ragion pura”. “Grande guaio. Ma fare lui poco poco scopare, sì?”. Non si parla di corda in casa dell’impiccato, abbiamo tenuto a far presente, e siam partiti. Ci sono vento e neve, qui, ma tanta voglia di fare. La prima cosa? Dar vita a una Repubblica delle zone liberate. Come nell’Ossola. Con la sua piccola Costituzione, le sue leggi, l’ospedale autogestito, l’amministrazione civica. Bisognerà eleggere un sindaco, purché non sia Panella, formare le liste, allestire il seggio elettorale. La cosa più difficile sarà trovare gli scrutatori. Uno affidabile sarebbe Gad, che per scrutare, sa scrutare benissimo, ma verrebbe? © - FOGLIO QUOTIDIANO di Andrea Marcenaro. Una delikatessen, una leccornia per buongustai questo “Andrea’s version” ammannitaci oggi dalla penna caustica dell’arguto Marcenaro. Un Eco fritto e rifritto nella propria sugna, avvoltolato come un fegatino nella sua “rezza peritoneale”, e servito ben caldo al sarcasmo degli intenditori. Nemmeno “Le Tartuffe” avrebbe surclassato quello d’Alba, servito da Marcenaro appassionato rôtisseur. Che dire: “Non ci resta che piangere”.

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