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Fini si dimette? Sempre troppo tardi, per lui, ovviamente

25 Febbraio 2011 alle 11:58

Fini verso le dimissioni. Se e come le darà, non mancheranno gli imbecilli a sottolineare: “Ma lui s’è dimesso”. Già, come Ben Alì e Mubarak. Lui, tutto istituzioni e legalità si sente in dovere di criticare il Parlamento dicendo che il caso Ruby non è materia del tribunale dei ministri. E’ da ritenersi legittimo, istituzionale un simile eloquio? Certo, nell’ossessione puritano-politica di colpire il Premier tutto fa brodo. Anche quello di Fini, ottenuto da una cerea gallina d’allevamento intensivo. Non è servito, nel suo ruolo istituzionale, a far fuori il Cav., ora anche chi lo voleva legato alla poltrona, sembra che ve lo voglia staccare, pensando d’usarlo a mo’ di cane ringhiante contro Berlusconi. Lui, forse, si dimetterà e alla testa del trio Bocchino, Briguglio, Granata, cercherà, se non altro, di arrecare il maggior danno possibile all’avversario della vita. Così, a testa bassa, senza rendersi conto che la sua credibilità, in quel ruolo, non va oltre quella del “compagno di merende”. Più sarà feroce, più insisterà sulle malefatte altrui, più sarà esposto a sentirsi replicare: “Ma tu, dov’eri? Potrebbe rispondere:”Occupato a vendere, per il partito, la casa di Montecarlo”. Invocando così il "legittimo impedimento". Ma poiché la Corte ha stabilito che non sia automatico, vedremo se gli elettori glielo concederanno. Pensare ad una alternativa al Cav. costruita su simili premesse e da simili personaggi è un insulto alla ragione e all'estetica. Meglio, molto meglio uno spavaldo peccatore della fosca e triste ciurma di salmodianti, virtuosi predicatori. Che poi razzolano male, come in Puglia.

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