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Oggi in Africa del nord, domani in Italia

23 Febbraio 2011 alle 17:30

Si attendono 300000 profughi, dizione misericordiosa per dire invasori. C'è differenza tra il profugo e il pellegrino al quale si apre la porta dell'ospitalità - come Abramo a tre forestieri - e l'invasione di popoli che sotto la veste stracciona mirano all'occupazione di un territorio. Il nemico è colui che occupa un territorio, con armi o inerme non conta, la testa di ponte serve a radicare in un territorio lingua, costumi, religione e il popolo ospite finisce per divenire nemico, come avvenne nella fondazione di Roma, Il resto lo farà il ratto delle donne, come avvenne con le Sabine; una popolazione giovane da chi andrà per riprodursi? Infesterà le nostre città, insidierà le nostre donne appena avrà la consapevolezza dell'impunità per la nostra debolezza e accondiscendenza. Abbiamo dimenticato che la storia nella sua forma elementare non è una lotta ideologica (totalitarismo vs. democrazia ecc) ma una omeostasi antropologica; la natura tende a conservare l'equilibrio tra le generazioni, quando tale equilibrio per i coefficienti della civiltà si interrompe la guerra provvede a ristabilirlo. In Africa la popolazione è giovane e audace, in Europa è vecchia e pavida, ci sono le condizioni per lo scoppio di una guerra mediterranea, non possono convivere milioni di profughi in un territorio angusto,coesi per lingua, religione, condizione. Se i profughi istriani e dalmati di numero inferiore procurarono dissidio tra gli italiani del dopo-guerra e furono malamente accolti dai loro connazionali, come potremmo sperare che i tempi che si annunciano saranno pacifici? Solo che non c'è bisogno di essere strateghi per sapere che un nemico esterno alle frontiere (respingimento) è molto più espugnabile di un nemico interno, perché è inutile fare il gioco delle tre scimmiette, alla fine tra le piazze d'Italia scorrerà sangue e molto sangue.

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