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Il sangue della libertà

22 Febbraio 2011 alle 20:00

Fiumi di sangue di civili inermi sono stati versati dall’Algeria al Bahrein passando per la Tunisia, L’Egitto, La Libia lo Yemen. Non un’immagine simbolo rimane a memoria. Dove sono i funerali esibiti, con folle esagitate al seguito, che hanno occupato giorno dopo giorno le prime pagine dei media d’Occidente al tempo di Gaza e dell’Iraq? Dove sono finiti soprattutto i “pacifisti”, l’indignazione nelle piazze, che hanno tenuto alto il pathos all’epoca degli eventi ricordati? E’ credibile che la carenza di immagini, ora, sia dovuta solo al pugno di ferro dei regimi sull’informazione? A me sembra talmente palese l’uso strumentale di sangue civile fatto in passato che credo che le ong e similari non abbiano più nessuna autorità morale per scendere in campo, o per lo meno che abbiano il coraggio di farlo sfilando non dietro gli arcobaleni ma dietro i simboli “politici” che gli appartengono. All’interno di una certa antropologia, il sangue “apolitico” versato in nome di libertà vere non conta niente.

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