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Benigni, Pace e la retorica risorgimentale a cui anche Il Foglio rischia di piegarsi

21 Febbraio 2011 alle 16:00

Da decennale lettore quotidiano de Il Foglio scrivo per esprimere il mio disappunto per il fatto che, nemmeno da queste pagine, qualcuno abbia osato denunciare le falsità del guitto Benigni al servizio della retorica di stato; anzi, qualcuno come Lanfranco Pace, ne ha tessuto un elogio smodato e parimenti retorico. Benigni (e Pace) hanno dimenticato che si trattò di una ingiusta guerra di annessione e di conquista, hanno dimenticato un plebiscito taroccato, i campi di concentramento per meridionali in Piemonte, la leva obbligatoria, le deportazioni, i paesini messi a ferro e fuoco dall'esercito sabaudo; hanno dimenticato l’assedio di Gaeta e il massacro di Pontelandolfo. Ma, soprattutto – e mi meraviglio di Pace – non hanno dimenticato solo Carlo Alianello e Franco Molfese, Gigi Di Fiore e Paolo Malanima, ma Gramsci, Salvemini e Tomasi di Lampedusa. Dire esattamente come siano andati i fatti 150 anni fa e pretendere che la storia venga raccontata tutta, senza retoriche semplificazioni, non significa rimpiangere altre Italie; men che mai attentare alla sua unità. Tutt’altro. Significa credere che la coesione non si possa fondare sulle mezze verità o, peggio, sulle falsità. Sarebbe a metà o falsa anch'essa, fragile. L'unità d’Italia si realizzerà (forse) quando si avrà il coraggio di raccontare la sua vera storia. Significa ritenere che si possano contrastare certe pulsioni antiunitarie solo nella misura in cui si fanno i conti con la (triste) verità del Risorgimento. Persino la Chiesa ha fatto mea culpa sulle pagine più oscure della sua storia umana, perchè lo Stato non può fare altrettanto? Abbiamo un'identità fragile - che vive solo in presenza di una squadra di calcio, di festicciole posticcie e di retorica come quella di Benigni - proprio perchè per 150 anni ci siamo raccontati delle balle. Il Foglio e Pace credono davvero che si faccia un buon servizio continuando a raccontarsele? W l’Italia, unita sì, infarcita di retorica risorgimentale no.

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