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Lara Logan e la negazione della realtà

19 Febbraio 2011 alle 13:00

Dispiace dover criticare un pezzo scritto dalla sig.ra Benini. Vorrei darle il beneficio del dubbio quando scrive che "la misoginia non può fermarsi neanche davanti a una donna sola in mano a un branco di assatanati", sperando che sia caduta in una delle tante trappole del pensiero liberal. Lara Logan, "irresistibile e odioso simbolo della donna occidentale", era probabilmente dimentica del fatto di essere una donna, ovvero un essere per forza fisica del tutto alla mercé di anche un solo uomo, di essere in Egitto, un paese in cui l'odio verso il femminismo occidentale è diffuso, nel mezzo di una rivolta, ovvero in una situazione in cui l'ordine pubblico per definizione non esiste, e di essere americana, suddita di un governo percepito nemico. La bravissima Logan non doveva essere lì. Ci sarebbe molto da dire sugli squali che l’avranno incoraggiata a partire, oppure sugli uomini evidentemente senza spina dorsale che erano con lei in quel momento, e invece di cercare di evitare l’irreparabile hanno preferito mangiare dal banchetto dello scandalo successivo. La bellissima Logan merita tutta la nostra compassione e simpatia, ma anche un bello schiaffone (da sua madre). Il suo comportamento è stato totalmente irresponsabile. Il suo è un esempio da non seguire. Vorrei fosse possibile evitare di cadere nella trappole delle ideologie, che è quella di affermare che ciò che non è previsto dall’ideologia non è reale! Là fuori il lattante non si trastulla nella tana dell’aspide. E tutto questo senza considerare che c’è una possibilità diversa da zero che il racconto degli eventi sia diverso dai fatti accaduti. Ma non ci voglio pensare, sarebbe davvero una storia dell’orrore.

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