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La guerra civile nelle istituzioni

17 Febbraio 2011 alle 12:30

Leggo l'editoriale sul Foglio (Il Quirinale non scende in politica). Non è affatto di mio interesse stabilire se il Presidente della Repubblica faccia o meno politica, e trovo che occuparsene sia persino superfluo (da parte mia). L'autentica anomalia, infatti, non risiede in questo aspetto, quanto nel fatto che la Presidenza del Consiglio è un organo istituzionale e la Magistratura lo è altrettanto. Ciò di cui un Capo di Stato dovrebbe preoccuparsi, è evitare, nel limite delle proprie prerogative ma nel contempo facendole valere appieno, lo scontro istituzionale tra apparati di un tale rilievo Costituzionale (tanto più in una democrazia). Suona un pò male esibire il proprio "turbamento" per il paese, o appellarsi all'unità dello stesso, quando stiamo assistendo ad una "guerra civile" che ancor prima di interessare il popolo, intacca dal vivo proprio le più alte espressioni istituzionali e rappresentative della Carta. E dunque il Presidente Giorgio Napolitano è assolvibile? Ha fatto quanto in suo potere per evitare di giungere a questo redde rationem, sapendo che al Presidente del Consiglio si possono chiedere le dimissioni, ma non altrettanto si può fare nei riguardi della Magistratura? Una Magistratura talmente pervasiva che oggi tiene non solo in ostaggio il Cav., ma sistematicamente si pronuncia sui più variegati temi (dall'immigrazione alla fecondazione assistita e via discorrendo) in totale spregio delle leggi promulgate dal Parlamento? E ordunque, la sovranità del paese a chi appartiene e a chi è delegata? Se il Presidente Napolitano potesse rispondere, dopo che si è giunti a questa sfida senza ritorno, gli domanderei: pensa che in una situazione esasperata come quella attuale sia più facile "sacrificare" e "delegittimare" un Presidente del Consiglio oppure un corpo variamente composto e rappresentativo come la Magistratura che se esce sconfitta da questo confronto sarebbe da rottamare dalla Costituzione?

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