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Dare tempo al tempo

17 Febbraio 2011 alle 16:00

Illustre Direttore: Riportava la cronaca del Resto del Carlino che al tempo della nomina di Sergio Cofferati a Sindaco di Bologna i sostenitori accorsi in Piazza Maggiore per festeggiare il neo eletto commentavano “che bello sembra di essere tornati agli anni cinquanta!”. Era solo poco tempo fa. Il nocciolo è tutto qui. La sinistra italiana “graziata” dai Giudici di “mani pulite” non si evolve, purtroppo. E’ ferma agli anni cinquanta. La classe politica di riferimento della sinistra, ormai abbondantemente ultrasettantenne e con una militanza parlamentare e/o sindacale di oltre quarant’anni sulle spalle, resiste ad ogni novità del sistema italiano con la pervicacia degli anziani che non vogliono cambiare la poltrona preferita ormai sfondata e sdrucita perché “mi è comoda, è sempre andata bene così e va bene così”. E i loro “figli”, gli eterni “delfini” della prima repubblica, si preoccupano solo di accontentare gli anziani genitori, nella speranza di una qualche preferenza nel testamento (a scapito dei “fratellastri”) al momento (per carità, il più lontano possibile) del loro trapasso (politico, s’intende). In tutto questo, i “rottamatori” rompono, appunto, come quei vivaci nipotini queruli e chiassosi che è bene che vadano a nanna presto per non disturbare gli anziani. Insomma, occorre solo aver pazienza. L’Italia non è un paese di rivoluzionari. Per natura. Di singoli eroi, forse, ma non di rivoluzionari. Dare tempo al tempo. Il cambiamento generazionale della classe politica di sinistra è ormai lì, dietro l’angolo, e con esso il rinnovamento del nostro Paese. Vedrà se ho ragione, Illustre Direttore. Altri venti, trent’anni e saremo fuori da guado.

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