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Quieta non movere et mota quietare

16 Febbraio 2011 alle 19:30

Quello che avviene in Africa presto lo vedremo in Italia. Non è bastata la guerra in Iraq, si continua a destabilizzare governi che in ogni modo garantivano una pacificazione interna e esterna dei popoli. I dittatori contro i quali è stata scatenata la guerra di liberazione popolare hanno lasciato dietro di sé la rovina della guerra civile. La stessa cosa si tenta di fare in Italia affollando le piazze contro B. ma esiliato il tiranno cosa succederà nel paese? I giudici sono un ordinamento istituzionale non un sentire popolare, che resta ancora legato a B. Un capo può essere sostituito solo da un altro capo su cui transita legittimamente il favore del popolo, ma attualmente non si vede all'orizzonte nessun volto che possa suscitare il favore popolare, perciò si va verso un lotta intestina dagli esiti imprevedibili. La giustizia è un sentimento istintivo del popolo, che prescinde anche dalle imputazioni documentalmente accertate; la dignità o indegnità di un capo non si decide nei tribunali, essa prescinde dalle sentenze dei giudici. Una conoscenza minima di sociologia antropologica basterebbe a mettere in avviso che si ci arrischia per un mare pericoloso; quello che avviene tra i malavitosi non si differenzia da quello che avviene nelle formazioni politiche, perché in entrambe la struttura vigente è quella di amico-nemico. Un ergastolo non toglie a un mafioso l'autorità del capo, così una sentenza di condanna non toglie a un capo politico la sua egemonia, è questo che innesca le guerre civili tra le nazioni. Si pensi che Cesare era stato diffidato dal senato a varcare il Rubicone, ma i soldati lo varcarono insieme a lui, dando inizio alla rovina civile di Roma.

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