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Oggi come allora

16 Febbraio 2011 alle 11:30

“Il moralismo di massa ha costituito il punto di forza della magistratura nella sua azione politica. Perchè di politica si è trattato…Affermare che tutto si è svolto secondo tempi e modi rigorosamente e autonomamente fissati dall’azione giudiziaria non è credibile. Un tale meccanismo semplicemente non esiste; i tempi delle indagini non sono e non possono essere determinati in modo automatico, e non c’è una logica delle indagini che spinga di per sé, senza bisogno di una selezione, verso certi obiettivi invece che verso altri. Che l’invito a presentarsi a Berlusconi fosse inviato proprio il giorno del vertice di Napoli non può essere pura coincidenza…Che il rigorismo morale del procuratore imponesse di mandarlo proprio quel giorno non può essere creduto da nessuno. E di “casuali” coincidenze del genere ce ne sono state anche troppe…Di fatto i magistrati fanno politica…Il sistema delle garanzie è necessario proprio perché nella dialettica delle diverse istanze si crea un insieme di contrappesi che non elimina mai l’eventuale torto, ma ne riduce i danni. Questo è il modo di funzionare della democrazia...Impedire il discredito della figura del presidente del Consiglio, chiunque egli fosse, era interesse nazionale…Per tener conto della ragion di stato o della semplice opportunità, in totale indipendenza, il magistrato ha un arma che è tutta sua: l’interpretazione della legge. Nel modo in cui il magistrato interpreta la legge diventano manifesti la natura del suo pensiero politico, il livello del suo impegno, i suoi obiettivi…Quando poi salta il sistema delle garanzie, il far politica della magistratura diventa pericoloso. Il pool di Milano, imitato in questo da altre procure in tutta Italia, non ha usato soltanto le armi della legge, ma si è largamente appoggiato sul quarto potere. L’uso delle notizie è stato politico e lo conferma la tolleranza verso le indiscrezioni, sistematiche fin dal primo nascere di Mani pulite.” Queste cose, e molte altre altrettanto lucide e chiare, le scriveva Napoleone Colajanni, un uomo che aveva fatto parte del comitato centrale del PC, in un suo libro del 1996. Forse è con spirito un po’ masochistico che me le sono andate a rileggere. Perché è angosciante farlo ora, di fronte a quello a cui stiamo assistendo, a 15 anni di distanza. Ed è angosciante, e molto triste, osservare il miserissimo spettacolo che oggi, come allora, stanno offrendo tutti quegli uomini di sinistra, e sono certo che sono tanti, che sanno esattamente cosa sta avvenendo. Ma tacciono. Tacciono per viltà, cinismo, sete di potere politico, non lo so esattamente. So però che sono degli incoscienti e che io mi vergogno profondamente di averli votati in passato.

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