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Dimissioni di Mubarak

12 Febbraio 2011 alle 16:30

11 febbraio: Mubarak si dimette ma gradualmente tenendo in scacco un'intera popolazione che voleva la sua fine. Popolazione sicuramente mossa dagli estremisti e dagli islamici ma non solo, mossa dall'effetto domino della crisi avvenuta in altri Paesi arabi, da una voglia latente di farla finita con la dittatura. Popolazione egiziana per fortuna aiutata sia fisicamente che moralmente dai militari, dall'esercito che è sempre stato di importanza fondamentale per l'Egitto e per la sua sicurezza e protezione. E sarà proprio lo stesso esercito a prendere in mano la situazione almeno temporaneamente per guidare il Paese in una fase di transizione a partire dalla caduta di Mubarak fino a settembre quando avverranno le elezioni democratiche. L'invocazione di democrazia da parte dell'Europa e del mondo ha contribuito molto a far capire a Mubarak di nominare un suo successore (Suleiman) militare che potesse contrastare i Fratelli Musulmani già pronti a salire al potere, benché piuttosto debolucci. Continua invece a fallire la politica estera assunta da Barack Obama che continua a criticare l'operato di Mubarak e addirittura a non fidarsi del fatto che si arriverà alla democrazia dopo le sue dimissioni. Mi sembra che di fronte ad argomenti così complessi una presa di posizione netta e poco elastica non sia di aiuto. In un Paese come l'Egitto parlare di democrazia è usare un termine molto forte, semmai con Suleiman ed i militari si può sperare che si appresti un lavoro di persuasione della popolazione di andare a votare in autunno non tanto gli islamici quanto i successori di Mubarak. E soprattutto democrazia significa già più stabilità, riapertura degli esercizi commerciali, degli uffici, vendita dei prodotti alimentari, ritorno a una vita pseudo normale. Poi si vedrà.

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