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Appendiamo le mutande alle finestre

10 Febbraio 2011 alle 21:00

Domenica accudirò una moglie, un figlio, una gatta, una madre, due suoceri, uno zio, due cognati (in ordine casuale e non di importanza). Non ho amanti ma non odio chi le ha, né lo invidio. Passo le serate a leggere (anche se non Kant), ma non odio chi non lo fa, né lo invidio. Il rispetto per ogni uomo, ogni singolo uomo (buffone, truffatore, satiro, satrapo, impostore, biscazziere o anche solo cialtrone), ce l'ha insegnato un giovane ebreo più di duemila anni fa. I suoi insegnamenti sono disattesi ogni giorno, anche da me che pure lo credo un Dio e non un semplice erede di Davide. Temo che il momento richieda qualcosa di più di una semplice preghiera, del non omologarsi ai Saviano e ai Travaglio e varia umanità che li accompagna. Per le cure ai miei cari non potrò essere con voi per questo mi chiedevo se fosse opportuno, e saggio, un gesto (non elegante sicuramente e foriero di incomprensioni anche familiari): un paio di mutande appese alla finestra. Una testimonianza, magari certificata, magari da una foto da mandare via sms a Repubblica. Ho solo un dubbio: mutande di bucato oppure usate?. Sempre con voi.

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