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E la chiamano libertà di informazione

8 Febbraio 2011 alle 09:00

Leggo anche oggi (Corsera – Edoardo Segantini) articoli che inneggiano alla libertà di informazione e ne auspicano il massimo sviluppo. Non vedo altrettanta enfasi in difesa della privacy, anzi è lo stesso Garante a dichiarare che la Privacy non è uguale per tutti. Leggo anche che in Islanda (vero faro di civiltà!) la possibilità di pubblicare documenti coperti da segreto (quale? di stato, militare?) è già legge e che la Germania ci starebbe pensando. Il giornalista italiano (con la G maiuscola) ci assicura che la sua onestà intellettuale e la sua deontologia ci debbono bastare: lui solo sa qual è il limite da non superare nel rispetto dei due diritti entrambi da tutelare e, se proprio deve sacrificare la privacy, ci garantisce che lo fa "esclusivamente a beneficio dei cittadini". A mio avviso, l'onestà (e non solo quella intellettuale) impone che i documenti coperti dal segreto istruttorio non vadano pubblicati, a prescindere, anche se non esistono o non sono applicate sanzioni. Le regola e la legge vanno rispettate sempre e da tutti, anche dal Giornalista (un tempo si diceva che il vero gentiluomo è quello che, anche da solo nella sua stanzetta, prende la zolletta di zucchero per il caffe con la molletta e non con le dita). Tanti nostri giornali/giornalisti mi sembrano invece veri e propri ricettatori: sanno che la merce che mettono in vendita è di origine furtiva (se non l'hanno rubata proprio loro), ma per denaro o calcolo politico se ne fregano. E poi la chiamano libertà di informazione.

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