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Meglio anime belle che anime morte

7 Febbraio 2011 alle 10:30

Pare che – in attesa di assestare l´epocale frustata al cavallo, che tutti aspettiamo con ansia da 17 anni – il nostro spelacchiato fantino di Arcore abbia deciso di rispolverare un suo personale evergreen, il cannoneggiamento a palle incatenate sulla giustizia italiana. Tutte quelle pregevolissime analisi foglianti sulla rivoluzione liberale (meno male che hanno richiesto poco sforzo, è bastato rispolverare gli archivi..) di nuovo destinate a consumersi nei cassetti della Storia. Si torna alla dura sostanza: intercettazioni, processo breve, e via col tango. Uno stucchevole deja vu, un intero Paese ostaggio delle vicende personali di un “vecchio porco”. Ogni tanto qualcuno, forse per sfuggire alla noia che lo attanaglia, gli suggerisce di comportarsi come quello per cui è stato votato: un uomo di Stato. Ma uno statista degno di questo nome sa che preservare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che egli rappresenta è un valore che precede, e supera, il proprio destino personale e politico. Combatte la sua battaglia nelle istituzioni, e non fuggendo vigliaccamente da esse, dimostrando ín tal modo di disprezzarle. L’uomo - e i suoi cortigiani stipendiati - stanno lottando per la sopravvivenza, e non conoscono altra legge se non quella della giungla; in questo modo, fanno scivolare lentamente il paese verso la guerra civile, e mi fanno paura. Gli altri, quelli che pensano di trasformare il piranha nel Merkel della Brianza, facendo leva sulla forza della (propria) intelligenza e superiore cultura, credendo di poter salvare se stessi e l’Italia spostandosi magicamente di lato un attimo prima del crollo, mi fanno soltanto ridere.

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