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Le speranze del Pd

28 Gennaio 2011 alle 12:00

Per la totalità dei paesi occidentali lo sviluppo è incentrato sull’impresa, il denaro per intenderci. Per il Pd invece centralità allo sviluppo è il lavoro – e i fondatori della Repubblica lo hanno voluto come articolo 1. Si vede che non sono bastati quaranta anni di governi democristiani a scardinare l’idea, e si vede che il Pd non ha perso le speranze di stare altri quarant’anni all’opposizioni. Perché lo dico? Mi è capitato di leggere la dura critica di Stefano Fassina, della segreteria nazionale del Pd, esperto di economia, al programma di Veltroni. Ho appreso che il Pd vuole rilanciare una “democrazia delle classi medie, fondata sul lavoro”. La vera novità rispetto al passato è l’individuazione delle 'classi medie', una volta era la 'classe operaia'. Ho anche appreso che i partiti di centro e di destra rappresentano una “democrazia populista e oligarchica”, dove il lavoro è invece subalterno a quelli che una volta venivano chiamati padroni. Ventuno anni dalla caduta del Muro pensavo fossero serviti a intravedere gli errori, constato con sorpresa che fanno uso dello stesso linguaggio. Il PD sembra un partito intrufolato in un parlamento occidentale che parla la lingua degli avi. Aggiungo che Veltroni nella sua requisitoria sul futuro se il PD andrà al potere, intenderebbe ridurre di 40 punti il debito pubblico. Fassina gli fa notare che 40 per cento è fuori dalla grazia di Dio. La prospettiva però ha tutti i crismi di una rivoluzione d’Ottobre. Vediamo se gli riesce!

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