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Il gap educativo

20 Gennaio 2011 alle 16:24

Potremmo passare l’intera giornata a scorrere le attuali, ambigue circostanze politiche: un’inchiesta penale contro il premier il giorno dopo la sentenza della Consulta; prim’ancora le altre inchieste ad orologeria, che arrivano in quei momenti in cui Berlusconi riacquista un po’ di vis politica e mediatica (basta confrontare le cronache politiche con quelle giuridico-amorose: Began, D’addario, Ruby atto I, Ruby atto II…). Oppure potremmo sostenere strenuamente la (sacrosanta!) autonomia della sfera privata rispetto a quella pubblica: le continue violazioni del segreto istruttorio, delle norme sostanziali e procedurali del diritto penale, delle più elementari norme in tema di privacy; per non parlare poi delle eventuali ripercussioni sul sistema di intelligence e di sicurezza nazionale. O, ancora, potremmo discutere delle innumerevoli incongruenze giuridiche delle varie inchieste: i pm che invocano la concussione, ma allo stesso tempo non vogliono concedere la competenza al Tribunale dei Ministri. Oppure, diversamente, proviamo a capire come uscire da questa perversa situazione. Il problema adesso, come in passato, non è anzitutto giuridico, politico o sociale: il gap è educativo. Educazione intesa come capacità di rendersi conto della realtà secondo la totalità dei suoi fattori, ossia, agire tentando di non dimenticarsi dei “pezzi” per strada. In questo caso si tratta anzitutto di “pezzi” di bene comune e di ragione. Ed invece, questa concezione è sempre più rara tra i protagonisti di queste vicende (politici, giudici, giornalisti, giuristi). Infatti, purtroppo, se va bene prevale la coltivazione del proprio piccolo orticello o, peggio, sono anestetizzati dall’unico guerresco obiettivo di eliminazione dell’avversario. Così capita che i magistrati (non tutti), gli schieramenti politici e le realtà sociali siano in lotta ormai da più di quindici anni. Ora però è guerra aperta, incondizionata e, quel che è peggio, sanguinaria. Alcuni si salveranno, come hanno sempre fatto; mentre altri, magari non meritandolo, non riusciranno a salvarsi. Ad ogni modo, tutti – il paese, la società – resteremo feriti. E solo ripartendo dall’educazione potremmo provare a rimarginare quella ferita.

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