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La rivolta tunisina

19 Gennaio 2011 alle 14:00

Quando si sta bene e soprattutto quando si ha di che sfamarsi non ci si rende conto appieno di quanto la mancanza di cibo e quindi di quanto la lotta per la sopravvivenza sia una situazione umana che non dovrebbe subire nessuno. Vedere gioire un tunisino perché riabbraccia la sua adorata quotidiana baguette simbolo di una vita, di una storia fa venire la pelle d'oca, eppure, questa è l'aria che si respira in Tunisia in questi giorni di rivolte. Le proteste sono state guidate da giovani nella speranza di ribaltare una situazione critica ed esasperante per il loro futuro, ma la loro speranza è già stata frenata dal risvolto che ha preso il caso Tunisi: nonostante la morte di ben settantotto persone pare che non sia stato risolto nulla dato che anche se il raìs Ben Ali sarebbe fuggito con la moglie, l'anima nera della coppia che ha trascinato fin qui il marito, è stato, una volta dimesso, sostituito dal suo braccio destro, il premier Mohamed Gannouchi che sta assumendo la presidenza ad interim. Quindi, del governo precedente, anzi, della dittatura precedente, pare non sia cambiato nulla: molti dei 19 ministri sono gli stessi del governo Ben Ali che stanno creando un governo di transizione che non porterà a nulla se non a speculari rivolte anche in Egitto, dove le popolazioni islamiche già invocano una soluzione in stile tunisino per il regime Mubarak. Tuttavia la speranza è l'ultima a morire, e tutti noi speriamo in bene per quei giovani che dipendono dagli eventi e di chi li amministra.

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