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In nome del popolo italiano

17 Gennaio 2011 alle 15:41

Dopo tangentopoli, il sabotaggio (o l'autolesionismo) dei contrappesi che avevano garantito per 40 anni la correttezza dei rapporti fra i poteri dello Stato, soltanto uno di loro gode delle vecchie prerogative, e pertanto domina sugli altri. L'opinione pubblica si diverte a constatare con malcelato orgoglio che, per una volta, le proprie boutade, sono di livello paragonabile al pensiero dalla migliore intellighenzia del paese. Infatti, la politica ridotta a sit-com pone tutti sullo stesso piano; anche quando non si hanno i mezzi culturali per comprendere, orripilando, il mortale pericolo che la "magistratura", ovviamente in senso lato, possa un giorno riservare all'opposizione politica, e a soggetti economicamente meno resistenti dell'attuale premier, un analogo trattamento. Se oggi appare evidente un esercizio pretestuoso dei poteri conferiti in nome del popolo italiano, che per reazione fa venir voglia di sostenere il Cavaliere, un giorno inevitabilmente potrebbe accadere anche quello. Quando l'esercizio del potere giudiziario si riduce a una mera forma, (enormità che difficilmente un uomo politico può più permettersi di lamentare) rischia di venir meno il patto sociale, basato sulle ragioni sostanziali che l'avevano conferito. Salvo voler ammettere, in epoca di declino delle tradizionali divinità popolari, l'elevazione agli altari di quella che potrebbe diventare una casta sovrumana. Latita il dibattito politico pubblico sull'argomento, che invece consentirebbe poi la serenità necessaria per mandare alla revisione la macchina democratica italiana, da troppo tempo ferma con le quattro frecce, come direbbe Brumotti, per non citare Montesquieu. In compenso, però, siamo pieni di teatrini radio-televisivi che rappresentano il novello pinocchio alle prese con l'inesistente reato di congiunzione carnale con ultra quattordicenne.

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