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Caso Ruby

17 Gennaio 2011 alle 18:30

Il Presidente Silvio Berlusconi è di nuovo alle prese con la giustizia che, non contenta di essersi garantita almeno a metà la libertà di azione per il "legittimo impedimento", ha rincarato la dose rispolverando il caso Ruby e addirittura indagando il Premier per concussione, sfruttamento della prostituzione giovanile. Il riferimento va diretto alle sue possibili prestazioni in casa di Arcore con ragazzine a cui avrebbe promesso e donato regali, come appunto alla allora diciasettenne Ruby. Il paradosso è costituito dal fatto che sia proprio il Tribunale di Milano ad occuparsi della faccenda, anziché quello di Monza, nel cui territorio si trova Arcore. Inoltre, i giudici si sarebbero basati solo su intercettazioni telefoniche e parole pronunciate da terze persone. Ma non si era detto che per la legge della privacy le intercettazioni devono essere bandite se non per casi importanti che riguardano temi come mafia o l'incolumità dei cittadini? Berlusconi ha risposto bene difendendosi alla grande e soprattutto sostenendo di non volersi nascondere dietro un duto in quanto sa di non essere in torto e in quanto si sente demoralizzato che uno Stato, il "suo Stato", come lo ha definito, si riduca a voler combattere, danneggiare, vituperare un Presidente del Consiglio rendendolo ridicolo agli occhi anche dei Paesi stranieri. Certamente il suo comportamento è nobile rispetto a quello di Fini riguardo la casa di Montecarlo, argomento di cui non sapranno nulla neppure i nostri posteri. L'amarezza è il sentimento che più vince in questo momento, ma vorrei farmi trascinare una volta di più dall'eterno ottimismo di Berlusconi che pare non farsi scalfire da nessuno e da nulla. Chapeau.

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