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La Fiom e l'epica resistenziale /3

14 Gennaio 2011 alle 15:00

La concertazione da strumento di consultazione ed indirizzo si è trasformato in potere di veto compromettendo la programmazione di ogni serio piano di politica industriale a medio e lungo termine. Inoltre il movimento sindacale non ha subito una evoluzione coerente con le regole del gioco del mercato globale rimanendo, al contrario, ancorato alle abitudini concertative anche perché agevolato dalle instancabili mediazioni ministeriali della politica che lasciano più dubbi interpretativi che certezze. Alla firma di ogni contratto segue così l’avvio di una conflittualità permanente legata alla fase applicativa che si trascina fino alla successiva scadenza, in particolare in taluni settori dei trasporti dove il timore della paralisi totale del servizio fornisce un potere di negoziale abnorme, se cosi lo si vuole chiamare. Tale caratteristica negoziale tutta italiana continua a rappresentare un onerosissimo vincolo per lo sviluppo industriale del paese e nella complessa partita in atto non sembra che tutti gli attori in campo abbiano compreso la rilevanza della posta in gioco. La Fiom ripropone le metodologie dello scontro sociale degli anni 70 ed auspica nel contempo un intervento politico senza affrontare l’unico elemento realmente dirimente della vicenda, il raffronto tra le ore, per anno, effettivamente lavorate negli stabilimenti Fiat e quelle medie della concorrenza europea e mondiale. Che Cremaschi se ne faccia una ragione! L’Intersind ha chiuso i battenti nel lontano 1998 e quella Italsider non esiste più!

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