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La Fiom e l'epica resistenziale

13 Gennaio 2011 alle 16:30

A poche ore dalle votazioni a Mirafiori le dichiarazioni di Cremaschi e Landini sul dopo referendum confermano in maniera inequivocabile il grado di inaffidabilità sindacale che ha compromesso il sistema delle relazioni sindacali e gli investimenti stranieri in Italia. Quando una minoranza giunge a definire a priori “illegittimo e illegale” l’esito di un referendum democratico e ne sollecita la violazione ed il sabotaggio, aprendo così un fronte conflittuale dagli esiti incerti per tutti, ci si domanda come si possa essere giunti a tale punto in un paese che si pone al settimo posto tra quelli industrializzati e che certamente, per la sua storia sindacale, ha eliminato dal mondo del lavoro il termine “sfruttamento della mano d’opera”. Quando Fanfani, negli anni 50, costituì l’Intersind, la Confindustria delle aziende a partecipazione statale (Finmeccanica, Fincantieri, Finmare, Sip, Alitalia, Finsider, Rai etc...), venne avviato un rapporto privilegiato tra politica e sindacato. In tale ottica venivano stipulati due contratti metalmeccanici, uno, apripista, per le aziende a partecipazione statale con contenuti economici e normativi condivisi con le ooss, l’altro per quelle private associate a confindustria che non poteva ignorare gli esiti negoziali del primo. Successivamente le organizzazioni sindacali, attraverso il sistema della concertazione, sono state cooptate nel sistema di potere del paese. Liquidata l’IRI, le aziende o sono fallite( Alitalia etc..) o sono confluite nel sistema confindustriale.

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