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I conti senza l'oste

13 Gennaio 2011 alle 20:00

Può aiutare a comprendere l'insistenza di Fiom nella propria opposizione, apparentemente sterile, alla riforma, la valutazione corretta della normativa e della giurisprudenza sul lavoro. Non va dimenticato, infatti, che la normativa sul lavoro è inderogabile dalle parti, anche se adulte e consenzienti, e che ogni accordo in deroga potrà sempre essere annullato dal Giudice del lavoro, che ha facoltà anche di disapplicare il contratto, laddove ritenga lo stesso lesivo dei diritti fondamentali del lavoratore. L'obbiettivo di Marchionne di sottoscrivere un nuovo e diverso contratto, non iscrivendosi a Confindustria per non essere vincolato dal Ccnl, in un Paese moderno sarebbe pienamente legittimo, ma in Italia non pone affatto al riparo Fiat da alzate d'ingegno di qualche magistrato militante, sempre reperibile all'occorrenza. Ed infatti il Giudice potrà sempre disapplicare il contratto peggiorativo rispetto al Ccnl, a maggior ragione quando ritenga che il comportamento padronale sia antisindacale, cioè volto a discriminare l'iscritto al sindacato. In tal caso è lo stesso sindacato che può ricorrere al Giudice del lavoro, ex art.28 Sdl, il che consente a Fiom di aprire un nuovo fronte agendo in giudizio, una volta approvato il nuovo contratto, per chiederne la declaratoria di nullità per le più varie ragioni connesse alla pretesa discriminazione dei lavoratori Fiom. Certo Marchionne ed il suo staff, dotati di tutta l'esperienza e conoscenza tecnica necessari, non hanno sottovalutato questo aspetto del problema, di cui peraltro mi pare che i Media tacciano. Siamo sotto elezioni, come sempre in Italia, e non sarebbe stupefacente che un Pd in agonia ricevesse un forse insperato aiuto, a maggior ragione ora che il Cav, con un ritardo che ne denuncia una volta di più l'inadeguatezza al ruolo ed ai tempi, ha preso tardiva posizione.

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