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Caritas e stranieri

13 Gennaio 2011 alle 11:30

La Caritas veneta sorprende l'Italia svelando la propria preoccupazione - che poi è generalizzata all'intero Paese - riguardo al prossimo previsto arrivo di 100mila immigrati in seguito al nuovo decreto flussi. Il timore del Direttore Don Dino Pistolato è che "si apra un conflitto etnico e umano", che coinvolga la già difficile convivenza tra più etnie e soprattutto la massima paura è che "l'ingresso di tale quantità di stranieri rischierebbe di appesantire una condizione difficoltosa data dal fatto che mediamente anche la qualità della vita degli italiani non è delle migliori, rischiando di conseguenza di paventare "una guerra tra poveri". Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sostiene che l'accoglienza degli immigrati sta diventando un fenomeno che deve essere accettato, ma non a qualunque costo. "Non si tratta di razzismo, ma è soltanto buon senso. Il buon senso del padre di famiglia che non invita a cena venti persone se il cibo non è sufficiente nemmeno per i suoi figli". Mi sembrano parole sante che descrivono una situazione in cui l'immigrato dovrebbe, ovunque si trovi, essere accolto nel migliore dei modi, con dignità e rispetto, ma se si pensa di non riuscire a garantire una buona accoglienza la cosa migliore è non fare entrare nel nostro Paese ulteriori ingressi stranieri. Ad oggi, un allarme è stato dato proprio dalla Caritas, non dalla Lega Nord. Mi domando se sarà preso sul serio oppure se si accuserà anche la Caritas stessa di essere diventata razzista o xenofoba.

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