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11 Gennaio 2011 alle 09:00

Ciclicamente ad ogni fatto grave la stampa si interroga sulle “radici dell’odio contro i cristiani”. Lasciando perdere l’intellettualità di formazione laicista, stupisce che anche da parte cattolica ci si fermi ai margini del problema, ci si impastoi con ragioni di contingenza che tanto raccontano ma niente spiegano, mentre ci si rifiuta di vedere oltre. Piaccia o non piaccia, la materia è di quelle sensibili a piani più profondi di quelli storici o politici, che obbligano a confrontarsi con concetti neotestamentari sopiti o dimenticati come ”persecuzione”. Ignorando questa realtà, si inibisce la reale comprensione. Si veda, ad esempio, l’ermeneutica di Messori al riguardo e i suoi punti deboli così bene messi in luce sabato dal Direttore, anche se troppe sono le ragioni che non consentono di spingersi oltre la soglia della critica. La verità per un cristiano non è eludibile, ha una sua sacralità. Ma se per un bene maggiore essa non può essere dichiarata (solo dichiarata, non incompresa), allora, forse, c'è da prendere atto dell'avvento di un tempo, il tempo che stiamo vivendo, in cui su certi “perché” al posto di mezze verità è meglio il silenzio.

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