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La coscienza di un popolo

10 Gennaio 2011 alle 16:30

La stampa riporta che Napolitano punta il dito contro la politica italiana e il bersaglio sembra essere palazzo Chigi. Il no all'estradizione di Battisti sarebbe colpa dell'Italia. "E' mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica per far capire anche a paesi amici cosa abbia significato per noi quella vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo." Il Presidente è una persona apprezzabile ma forse gioverà ricordare che a quei tempi il partito comunista, attraverso una rodata struttura organizzativa, arrivò ad imbrigliare la collera degli operai trasformandosi nella prima forza politica del paese, evitando tuttavia di procedere ad una secca scomunica dei “compagni che sbagliano” che portarono avanti una durissima contestazione al sistema e alla politica anche per reazione alla totalizzante appropriazione della leadership del movimento di contestazione conseguita dal partito comunista nel contenimento della “rabbia operaia”. Non riuscirono a conseguire l’obiettivo ed oltre al terrore sconvolsero le strutture produttive del mondo industriale, fenomeno tutto italiano. Una situazione politicamente complessa per un partito di quasi “governo”! Oggi certe analisi sul fenomeno degli anni di piombo si fanno forti del senno del poi e purtroppo della rinnovata attività giustificazionista di tanti superstiti “cattivi maestri”, ancora in cattedra a discettare, con il drammatico effetto di confondere le coscienze ed impedire una definitiva conclusione della vicenda. Perché quindi tirare in ballo palazzo Chigi? Come possiamo noi italiani pretendere che il fenomeno possa essere compreso dal resto del mondo quando noi stessi non siamo ancora stati in grado di chiudere definitivamente la vicenda?

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