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Quando il "Ma solo un po'" non paga

4 Gennaio 2011 alle 18:30

Leggo sul blog di Cerasa, riferito a Viespoli: "Sono sembrati antiberlusconiani. Ma solo un po'". La sua ironia gustosa mi fa da Musa. Il motivo ricorrente e abituale, vecchio e stantio congeniale alla nostra politica, è proprio il "Ma solo un po'" E' il salvifico cantuccio che salvaguardia da scelte decise, nette e convinte. Tutta roba faticosa e impegnativa. Se Amleto, fosse stato ambientato in Italia, anziché in Danimarca, al suo "Essere o non essere? Questo è il problema", il copione avrebbe suggerito: "Si può essere e anche non essere, basta esserlo solo un po'". William Shakespeare, come scrittore di tragedie ma anche di commedie, non se ne sarebbe dolso e, in un lampo di divertita complicità, l'avrebbe fatta passare. Così la commedia politica italiana avrebbe potuto vantare illustri origini. Ma non c'è Bardo che tenga, i finiani, coi quali, sento a disagio Alessandro Campi e Sofia Ventura, sono antropologicamente estranei al concetto di politica come "servizio alla polis". Forse lo sono stati, a loro modo, ma in tempi ormai lontani. Le odierne polis sono singoli orticelli coltivati tignosamente e difesi con le unghie e coi denti da intrusioni aliene, anche se della stessa specie. Mestieranti di trame di palazzo, adusi a mosse tattiche di corridoio apprese dalle correnti democristiane, manipoli interessati di un capo che non ha capito nulla riguardo a quali tempi, a quali modi, a quali comportamenti, avrebbe dovuto ricorrere per soddisfare le sue ambizioni. Non è sufficiente credere di essere, infatti ha dimostrato di esserlo... ma solo un po'. Troppo poco, per quello che pensava di poter fare.

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