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Essere giovani

4 Gennaio 2011 alle 16:00

Quando ero giovane non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di chiedere, né tanto meno di pretendere, l’aiuto di qualcuno. Ai “vecchi” chiedevo di darmi strada. I “vecchi” mi rispondevano se ci riesci sorpassaci. Credo sia stato così per millenni, credo che essere giovani, per millenni, abbia significato avere idee nuove, progetti basati sulla fiducia in se stessi, obiettivi ambiziosi che i “vecchi” non avrebbero potuto capire, perciò: chiedere strada. Poi sono arrivati il buonismo, l’assistenzialismo, il welfare, lo Stato tutore degli individui e i giovani sono … invecchiati. Oggi sembrano chiedere, o forse mendicare, o forse pretendere. fate voi, che altri programmino e garantiscano il loro futuro. Sembrano, o forse semplicemente sono trattati come disperati in attesa di pensione. Sostengo da sempre che per un giovane oggi è molto più dura di quanto lo fu per me quando ero giovane, ma proprio per questo bisogna far capire loro che devono svegliarsi e rimboccarsi le maniche e dettare le linee guida del loro futuro. Loro le devono dettare le linee guida: se aspettano che a farlo siano agiati maîtres à penser non hanno capito niente. I maîtres à penser ingrassano su speculazioni e masturbazioni intellettuali a spese dei giovani. Passando dal piano filosofico al piano pratico è bene spiegar loro che se aspettano che le multinazionali, che di fatto governano le linee guida dell’economia e del lavoro e sempre più pesantemente anche della politica, si preoccupino per loro sono degli illusi. Suggerisco quelle che per me sono due sfide di cui i giovani dovrebbero tracciare le linee guida. La prima sfida è diversificare l’obiettivo ottuso del guadagno subito (che si traduce criminalmente in sfruttamento) in un obiettivo aperto di mercati umanizzati per guadagni ridistribuiti che creino nuovi guadagni. Da chiarire subito: se pensate che guadagno sia una parolaccia chiedetevi perché non andate in giro volando da una liana all’altra. Raggiungere l’obbiettivo tocca a loro, il come raggiungerlo sempre loro dovranno scoprirlo. A meno che sperino nel suicidio dei pachidermi. L’altra sfida vitale è il rapporto con l’islam. Dovranno scegliere quale sarà la strategia che eviti la sopraffazione di una parte sull’altra, dovranno scegliere se buttare a mare millenni di cultura o farne le fondamenta su cui costruire il loro futuro. Dovranno scegliere se fidarsi oppure no, se credere oppure no nella possibilità di un dialogo che emargini e renda inoffensivi gli integralisti: che sconfigga il terrorismo alla radice. E questa, a parer mio, è una sfida ineludibile, è la sfida per la definitiva acquisizione dei diritti dell’uomo per tutti gli esseri umani. Comunque, al di là di quelle che a me sembrano le priorità, quello che deve essere chiaro è che i giovani devono fare le loro scelte, prendere i loro rischi ma soprattutto “chiedere coraggiosamente strada”.

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