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2011, fuga da Amsterdam

29 Dicembre 2010 alle 20:30

L’antisemitismo, non come incidente isolato ma come norma, è ormai socialmente accettabile ovunque la sinistra sia padrona dell’opinione pubblica, ovvero, ormai, in gran parte d’Europa. In Olanda poi, il mito del ribelle a ogni costo è così radicato da farne l’obiettivo privilegiato di una nuova pericolosa stupidità, una malattia che non è anti-semitismo ma anti-occidentalismo. Fallisce il multiculturalismo, ma nessuno può stupirsene. Quando parole e principii vengono inventati di sana pianta, fuori da qualunque contesto di realtà, il risultato non può essere che questo. Naturalmente, se un neo-assunto dell’Atac (magari raccomandato da Alemanno) si esprime contro gli ebrei, i media fanno fuoco e fiamme e le porte dell’inferno si aprono per lui. Stranamente, la stessa cosa non accade quando i protagonisti sono i barbuti con zucchetto che girano a testa alta per le nostre strade, sicuri dell’impunità garantita loro dalle quinte colonne liberal. Basta con i “mercanti di paure” e con i “rimbambiti”, che tolgono tempo ed energie da dedicare a Bush o Berlusconi! E in Italia, non si sente che gente parlar male della Chiesa! Geert Wilders chiama giustamente l’Islam “il nuovo comunismo”. Perfetto. “Non sono gli ebrei che devono emigrare, ma quei marocchini che si rendono colpevoli di antisemitismo”, dice ancora Wilders. Giusto. Ma se ad Amsterdam un riconosciuto modello di “tolleranza” multiculturale ufficialmente fallisce, e se aggiungiamo al quadro l’incitamento all’odio dell’alta politica e della ricca élite progressista, il lavoro oscuro ma incessante delle potenti organizzazioni islamiche (che non mancano certo di finanziatori) e infine l’allarmante problema delle scuole, con la crescente presenza musulmana che incanala le forme d’insegnamento, è assai difficile immaginare che la storia possa prendere una strada diversa da quella che ha preso. “Per la prima volta si paventa la fine della presenza ebraica nei Paesi Bassi”, e qui ci piace ricordare che la fortuna commerciale d’Olanda iniziò in coincidenza con l’arrivo degli ebrei cacciati dalla Spagna. E’ auspicabile che la loro partenza, ora, sia un duro colpo per un sistema economico ovunque celebrato per il livello di benessere che assicura. Per finire, un dovuto messaggio di speranza a tutti i cristiani europei: non dubitate, quando gli islamici avranno finito con gli ebrei, poi toccherà a noi.

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