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La responsabilità

25 Dicembre 2010 alle 11:00

Quando, dopo gli scontri sulla riforma universitaria, il clima diverrà un po’ meno incandescente, almeno si spera, mi piacerebbe sentire qualche politico dire agli studenti una cosa che, nei tanti dibattiti da me ascoltati in questi giorni, non ho ancora sentito (magari mi è sfuggita). Rispetto all’obiettivo essenziale di avere finalmente giovani preparati al mondo del lavoro e competitivi rispetto a quelli di altri paesi, nessuna riforma, per quanto ben fatta, potrà mai compensare ed eliminare del tutto gli effetti negativi delle scelte sbagliate, non in assoluto ma sempre in riferimento al mercato del lavoro, fatte da ogni singola persona nel decidere liberamente il proprio indirizzo di studi. Mi piacerebbe sentire qualche coraggioso politico ricordare alla miriade di giovani sul piede di guerra, che in così gran numero sono iscritti a facoltà come Lettere, Storia, Filosofia, Scienze politiche, Sociologia…, il fatto che quando hanno scelto tali facoltà, vi erano già tutti gli elementi informativi per sapere che oggi non è di quelle specializzazioni che l’economia ha principalmente bisogno. Ho l’impressione che in fondo molti di questi giovani alla fine rivendichino, "tra le righe", soprattutto un diritto: quello di poter seguire le proprie attitudini, preferenze, passioni e avere nel contempo dallo Stato e dalla "società" la garanzia di un posto di lavoro. Non è così che può funzionare, purtroppo. Bisogna ricordare loro che ciò che uno Stato giusto può garantire è il diritto alla ricerca della felicità, non il diritto alla felicità. Se mio figlio, quando arriverà il momento, rivelerà un grande amore per la filosofia o la letteratura, io non so se gli consiglierò di andare dove “lo porta il cuore” o fare scelte più pragmatiche. So però che gli dirò che nessuno potrà sgravarlo della sua responsabilità individuale nel decidere della propria vita.

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